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Milano, fermato un 19enne per l’omicidio dell’interprete. Aveva il tablet della vittima

MILANO – La verità ha il passo felpato delle indagini notturne e la forma geometrica di un tablet. C’è voluto poco più di una settimana ai carabinieri del Nucleo investigativo e della compagnia Duomo per dare un nome e un volto al presunto assassino di Roberto Pietro Guerrino, l’interprete di conferenza di 60 anni trovato senza vita lo scorso 13 giugno nel suo appartamento di via Nino Oxilia.

Nella notte tra lunedì e martedì, il cerchio si è chiuso. Le manette sono scattate ai polsi di un diciannovenne italiano di origini nordafricane, fermato con l’accusa di essere l’autore materiale del delitto. Un fermo blindato, blindatissimo, già convalidato dal giudice nella mattinata di mercoledì 24 giugno al termine dell’udienza di rito.

A tradire il giovane è stato un vizio antico, quasi banale nella sua ferocia: l’avidità delle cose altrui. Gli investigatori dell’Arma, coordinati dalla Procura ordinaria, gli hanno trovato addosso l’iPad Air della vittima, strappato via dalla casa di via Oxilia subito dopo l’aggressione mortale. Un faro tecnologico che ha guidato gli uomini in divisa dritto al nascondiglio del sospettato.

Ma la notte del delitto il diciannovenne non era solo. L’inchiesta, che si muove su binari paralleli, ha infatti portato all’individuazione di un secondo ragazzo: un diciassettenne di nazionalità marocchina. Quella sera era lì, insieme al presunto killer. La sua posizione è ora al vaglio della Procura per i minorenni, chiamata a stabilire il grado di complicità e le responsabilità di un’ombra che ha assistito alla fine di Roberto Pietro Guerrino. I tasselli del mosaico sono al loro posto; resta il vuoto di una vita spezzata nel cuore di Milano.