Ricordo come se fosse ieri, il suo arrivo. Era già uomo di paese, in fondo veniva da non molto distante: Casolla e lì era già ben noto, come in tanti luoghi per la sua capacità di comunicare e di narrare non solo la Parola del Vangelo ma anche la parola che comunque deriva dalla convivialità dello stare insieme che, però, sia chiaro, mai un solo verbo pronunciato da lui era fuori luogo.
Un uomo mandato da Dio
Insomma. Un uomo mandato da Dio, attraverso l’allora vescovo della Diocesi di Caserta, fra i colli Tifatini a condividere esperienze e a far crescere un luogo di preghiera da tempo, già abbandonato, non tanto dalle persone del paese che comunque lo facevano rivivere, con la loro presenza e le preghiere e che ogni domenica, facendosi carico della propria sedia, si ponevano in ascolto della Parola memori di un tempo vissuto piacevolmente con i propri cari, nella vita di campagna, ma dagli investitori che non collaboravano alla sua rifioritura. Ma di tutto questo, vi parlerò a piccole dosi.

Il protagonista di questo racconto è quindi innanzitutto un uomo, con i suoi pregi e i suoi difetti, ma anche un prete, con indiscusse capacità di comunicazione. Il suo nome è don Valentino Picazio che come dicevo è un uomo di paese, ma con un’esperienza di vita e di cultura incommensurabile, che non proveniva da molto lontano, aveva dovuto semplicemente affrontare la strada collinare per raggiungere i paesi di Casola e Pozzovetere, ma quasi come se fosse una passeggiata piuttosto che un reale cambiamento di vita.
Fra la gente con un sorriso
La sua caratteristica peculiare è da sempre stata quella di andare a piedi e ricordo come nei primi momenti di quel nuovo incarico, don Valentino girava per le vie collinari con il suo tipico e coinvolgente sorriso alla scoperta delle famiglie e dei luoghi di quella sua nuova avventura che è diventata una vera e propria missione. Ricordo che parlando di lui, commentavo con mia nonna, ah bei tempi, come fosse bello che si ponesse davanti alle persone sempre accompagnato dal sorriso.

Sono trascorsi gli anni, un lungo periodo in cui è diventato parte essenziale di una realtà permeata della sua presenza. Parlo di lui al passato, solo perchè a breve lascerà la guida delle parrocchie collinari per dedicarsi alle parrocchie della città in seguito alla scelta di dedicarsi al riposo della sua pensione che, difficilmente, crederò sia solo riposo. Anzi.
Anche perchè sono certa che come ha agito nel Quartiere, esaltando o valorizzando le meraviglie del creato ma non solo, attraverso la sua capacità di annunciare la bellezza di tali realtà farà lo stesso ovunque.
Come non ricordare la Croce del Giubileo e le stazioni della via Crucis in un percorso che conduce verso una veduta che è poesia. La banda musicale con la casa della musica che nei primi tempi ha inondato le vie del paese con le note inconfondibili suonate dai più giovani con l’ardore e il desiderio di imparare. Il presepe vivente, e questo merita una menzione particolare, non tanto quello degli ultimi anni quanto piuttosto il primo.
Un presepe vivente ai giorni nostri
Come dimenticare la prima edizione, quella che considero la più bella in assoluto, che ha coinvolto l’intera comunità in una vera e propria scenografia, arricchita con i lavori dell’epoca, i personaggi in carne ed ossa e tutto il percorso trasformato attraverso le mani sapienti degli artigiani dei Borghi Collinari. Un vero e proprio lavoro di squadra.
Le figure quali falegname, ciabattino, fornaio ma anche le massaie, i fuochi accesi lungo i bordi delle strade, a riscaldare e illuminare il cammino, i personaggi, a partire da Gesù bambino, la Madonna e Giuseppe, i re magi – passati alla storia, per essere i 3 fratelli Della Valle, le pietanze cucinate dal vivo, ma non per essere consumate con cupidigia dimenticando il senso di quel percorso, quanto piuttosto per condividere un momento di Fede anche attraverso la convivialità. Tutto questo in una prima edizione, ve lo ripeto, indimenticabile. Nella mia memoria rivive proprio come il racconto di quanto accaduto a quel piccolo bambino che ha cercato rifugio per evitare di essere ucciso dalle mani di chi avido di potere avrebbe preferito farlo sparire. E tutto questo come ci riporta ai giorni nostri.

Comunicazione: la sua carta vincente
Don Valentino mi ha sempre colpita per la sua capacità di attrarre e coinvolgere. Divulgare e raccontare. Un uomo fra gli uomini con un carisma forte e soprattutto dedito alla comunicazione. A lui devo la mia costante ricerca di avvicinamento alla capacità diplomatica perchè non bisogna mai porsi in conflitto con nessuno, quanto piuttosto mediare per trovare punti comuni e non di divergenza. E lui, è un maestro in questa arte. Probabilmente in questi tempi difficili, fatti di scontri e divergenze, un simile punto di vista dovrebbe essere preso in considerazione da tante persone che non provano neanche ad avere un dialogo perchè sono troppo prese ad avere ragione. Ma la dialettica che sa tacere al momento opportuno è sicuramente maestra, non dico di pace ma almeno di confronto.
Il Tiglio di Casola: muta sentinella
Esempio evidente di un simile atteggiamento è il Tiglio di Casola, la muta sentinella che nel tempo è divenuta testimone di tanti eventi, troneggiando dall’alto del sagrato della parrocchia San Marco Evangelista è custode delle vite del paese, che nel tempo hanno potuto godere di quella piazza che ormai da qualche mese è impraticabile ma che negli anni ha saputo godere delle chiacchiere, delle esperienze di vita e anche della cura che don Valentino ha riservato all’albero monumentale facendo accorrere ogni anno persone da ogni luogo per prendersene cura, preservando la chioma di quella pianta che germogliando proprio nel mese di aprile rende compimento a un incredibile miracolo della vita.
Da quel messaggio dell’esistenza don Valentino ha fatto nascere anche un mensile, Il Tiglio, che è stato diffuso gratuitamente proprio per mantenere vivo l’esempio di una pianta muta ma ricca di parole con un chiaro messaggio: facciamoci custodi e divulgatori della vita.

Francesco Papa: presenza indimenticabile
Braccio destro del sacerdote di Casola e Pozzovetere, per una vita, Francesco Papa che, con la sua presenza e indimenticabile collaborazione, ha saputo rendere sempre agevole il cammino di un prete che da sempre ha amato stare con la gente dei suoi paesi. Lo ricordo in questa occasione perchè, raramente, menzioniamo le persone del nostro Quartiere che, in realtà meriterebbero un capitolo a parte perchè è vero che la vita ci accomuna tutti ma, la verità è che chi vive fra questi borghi ha una marcia in più: se la sa cavare in ogni circostanza e soprattutto sa essere sempre disponibile all’accoglienza e a supportare il nuovo in cammino. E allora permettetemi di tracciare in questo modo anche un sorriso per un uomo che è stato dolcemente parte della nostra comunità. E anche a lui va un sincero grazie ricordandolo dolcemente. (E qua ovviamente si ferma la mia memoria, ma se volete aiutatemi a ricordare altre persone del nostro Quartiere e aggiorneremo queste “poche righe”).

La Settimana Biblica
Alla capacità di don Valentino di farsi portavoce di tante situazioni e soprattutto alla sua capacità di divulgazione si devono tanti eventi organizzati sia sul territorio collinare che in città. Come dimenticare la sua Settimana Biblica, le cui prime edizioni si sono svolte nell’incantevole scenario dell’Eremo di San Vitaliano, poi traslato in una struttura più consona e ampia, una sala meeting, visto l’incremento delle persone che hanno cominciato a volervi partecipare, sia come relatori che come auditori, tanto da trasformare un evento nato quasi in sordina in un un convegno nazionale, che ogni anno ospita e accoglie relatori da ogni parte d’Italia.
Un luogo della memoria: l’Eremo di San Vitaliano
Ha saputo rendere una perla del territorio Tifatino e della Diocesi di Caserta un luogo noto in ogni dove, non solo in Italia ma anche all’estero. Sto parlando dell’Eremo di San Vitaliano che grazie all’aiuto di alcuni amici è stato restaurato, riportandolo al luogo degno di fede, di speranza e anche di memoria, grazie al Sacrario realizzato al suo interno.
Sua l’idea del Canteremo, il progetto che ha condotto in un luogo ameno ma non troppo, cori da ogni dove, per animare la liturgia delle 12.00 e per far conoscere in questo modo un ambiente consono non solo alla preghiera ma anche alla condivisione di tanti momenti felici, come matrimoni, battesimi e anche il ricordo di tante persone che ormai non sono più presenti su questa terra ma permangono vive nel ricordo di chi le ha amate. Un plauso a lui anche per aver portato fra le colline tifatine, monsignor Frisina e aver generato, sempre attraverso la collaborazione di tante persone fattive un coro polifonico e strumentale che ha travalicato i confini del Quartiere, capace di incantare tutti portando in scena “Pastore di Cristo, uomo di misericordia”, scritto e composto proprio da monsignor Marco Frisina, prezioso amico proprio di don Valentino.

Dai ringraziamenti ai buoni propositi
Per quanto riguarda l’Eremo di San Vitaliano, però bisogna anche ringraziare tutte quelle persone che non hanno mai permesso che quel luogo morisse. E mi riferisco a tutte quelle persone del Quartiere che ogni domenica, prima del restauro e dopo di esso hanno continuato a renderlo vivo, incontrandosi in quel luogo quasi come se fosse un punto di ritrovo, non solo di celebrazione, e soprattutto di ricordo e suggestione. Quante storie sono passate da quelle pietre a partire dalla leggenda che si attribuisce alla sua fondazione. Il mio augurio è che ora che don Valentino andrà via non si spengano i riflettori e quel gioiello di preghiera e condivisione resti ancora meta importante e soprattutto ancora scenario per notti bianche, meditative ma anche suggellate da canti e presentazioni di libri di un certo spessore. Questo dipenderà dal suo successore ma anche dalle comunità del Quartiere che è bene si facciano promotrici di iniziative e non si abbandonino ad una forma di lassismo tale da far scomparire nel nulla le ricchezze dei nostri territori.

Insomma, questo testo vuole essere un saluto e un ringraziamento per don Valentino Picazio che in così tanti anni è diventato parte integrante del Quartiere mettendoci di fronte a tante realtà, situazioni e confronti che ci devono insegnare a lottare per quello che desideriamo. Ma intende essere anche uno sprone per tutti noi a non lasciar andare un territorio che è pregno di ricchezze che, non dobbiamo farci sottrarre da azioni sbagliate, incuria o peggio ancora dall’indifferenza. Quindi rimbocchiamoci le maniche e andiamo a vanti. Buon cammino don Valentino. Buon cammino Casola, Pozzovetere, Sommana e Casertavecchia. Insieme possiamo ancora fare tanto. Basta crederci e agire.
